Pennelli, ombretti colorati, mascara e blush, è terminato il beauty contest Aegyptia Fashion Lab. Mission: premiare il miglior make up artist. Un concorso nazionale giunto al suo 12° anno che ha voluto celebrare la bellezza contemporanea e inclusiva, aperto agli studenti delle più importanti scuole e accademie di acconciatura ed estetica. Obbiettivo comune: diventare un make-up artist e hair-stylist professionista.
Una kermesse originale, che ha avuto una madrina e presentatrice d’eccezione: la conduttrice televisiva e influencer Barbara Francesca Ovieni. In outfit rosa nello splendido abito di LaSantos Atelier, la Ovieni ha mostrato tutte le prove di abilità di Aegyptia Fashion Lab, che ha decretato come vincitori: Maria Grazia Mantione per il Contest Fashion Show e Jody Sebastian Magnano per il Contest Total Look.
La kermesse è stata organizzata da Emanuele Giunta, direttore della BCM Accademy di Milano, riscuotendo un grandissimo successo sia di pubblico in presenza che sui social. Merito anche di Barbara Francesca Ovieni, perfetta padrona di casa.
«Devo ringraziare la BCM Accademy e Aegyptia Milano make up, che mi hanno voluta per presentare la 12esima edizione del loro importantissimo Contest di genere – ha dichiarato la Ovieni - ogni anno è in crescita, anche perché non si limita al territorio nazionale. È diventato un evento europeo, tanto che al secondo posto si è classificata la Svizzera».
«Sono appassionata di make up in quanto ha sempre fatto parte del mio lavoro – conclude la Ovieni - i miei migliori amici sul set sono proprio loro, i make-up artist. Gli affido il mio faccino da sempre e ormai sono brava a riconoscerne il talento. Quidi talento ne ho visto tanto. Era difficile scegliere il migliore fra gli allievi delle beauty Accademy in gara».
La premiazione si è svolta a seguito di un fashion show firmato dalla stilista brasiliana Beatrice Lanfredi, fondatrice del marchio Águas do Brasil. I vincitori avranno la possibilità di partecipare a una sfilata della Milano Fashion Week di settembre 2024 in qualità di make up artist del team Aegyptia, con la società di servizi 360°BACK.
“Il lusso è una necessità che inizia quando la necessità finisce”, disse Coco Chanel. E Secoo, il principale portale e-commerce cinese interamente dedicato alla luxury industry, ha trasportato con successo questa necessità tra i netizen del Dragone.
Borse di Gucci, Hermès, Louis Vuitton ed ancora scarpe, maglie e camicie tutte rigorosamente griffate. Potremmo dire di frugare all’interno di qualche armadio di un influencer ed invece, basta girare lo sguardo per vedere postazioni per livestreaming, photoshooting e scrivanie. Luxury Agency News è infatti entrata in esclusiva negli uffici di Secoo a Milano.
Lusso ed e-commerce? Questo il trend del futuro. Da alcuni anni, i brand di alta gamma hanno abbracciato in Cina la digitalizzazione ed i canali commerciali online. Non una sorpresa per il Paese più connesso al mondo. Ad oggi i consumatori cinesi sono il motore principale di crescita per il mercato globale del lusso. Anzi, in questo atipico 2020, solo il Dragone, è riuscito a dare segnali positivi in un settore, quello del luxury retail, messo in ginocchio dalle chiusure forzate.
Ad accoglierci Arianna Pigliavento, Business Development Specialist e Liu Yinzuo, General Manager di Secoo Italia, con quest’ultima che ci ha illustrato come lavora la compagnia e le prospettive per l’e-commerce cinese.
Iniziamo subito a parlare di Secoo, potresti introdurci quali sono i servizi per le aziende europee?
Secoo nasce nel 2008 a Pechino e ad oggi possiamo dire che è un gruppo ormai diffuso su scala globale con uffici che vanno dall’Asia all’Occidente. Per quanto riguarda le nostre offerte alle aziende europee sicuramente il marketplace di Secoo è uno dei nostri principali servizi. Tuttavia vorrei sottolineare che Secoo offre alle aziende anche servizi non secondari come database analysis, assistenza logistica per l’export verso la Cina, photoshooting ed ovviamente sessioni livestreaming in chiave marketing per meglio raggiungere il pubblico cinese.
Ci potresti descrivere la filosofia dietro Secoo?
Sin dai primi anni, Secoo si è focalizzata sul settore del lusso. Ad oggi la compagnia ha stretto collaborazioni con alcuni dei principali player del settore ed i margini di sviluppo sono positivi. Basti pensare che il 70% dei brand di lusso a livello mondiale sono Europei, non è quindi un caso che abbiamo deciso quasi da subito di focalizzarci sul mercato europeo. I nostri interlocutori non sono solamente i singoli brand, ma anche i multibrand store. Noi apriamo un canale privilegiato per tutti coloro vogliono esplorare il mercato cinese.
E per quanto riguarda i consumatori cinesi? Quali sono le previsioni?
Sicuramente negli anni abbiamo assistito ad un cambiamento delle abitudini di acquisto e consumo degli utenti cinesi. A tale riguardo abbiamo assistito ad una maturazione e crescita del pubblico del Dragone. Secoo offre ai suoi clienti non solo i prodotti delle più grandi maison, ma con la ricerca ai dettagli e al particolare del consumatore cinese di oggi, cerchiamo di offrire anche brand più di nicchia e ricercati.
Da quanto Secoo è presente sul mercato cinese?
Noi nasciamo a Pechino nel 2008 e nel tempo il nostro portale e-commerce è divenuto un’importante realtà nel luxury e-tailer. Possiamo dire, in un certo senso, siamo stati tra i primi a scommettere nella digitalizzazione dei brand di lusso! Con sedi in Giappone, Corea e Stati Uniti, l’azienda è cresciuta molto, inoltre dal 2017 Secoo è quotata al Nasdaq di New York.
So che Secoo è anche presente con un negozio offline, puoi dirci di più su questa iniziativa?
Sicuramente, l’online è il nostro core business, ma l’offline ha ancora il suo appeal. A Shanghai noi abbiamo un nostro store fisico dove organizziamo anche numerose iniziative per i buyer cinesi. Ed anche a Pechino organizziamo saltuariamente dei pop up store. Tuttavia qualche anno fa, sempre a Shanghai, abbiamo realizzato con MSGM una delle iniziative che, secondo me, è stata tra le più interessanti da noi create. Nello specifico si è trattato dell'installazione di un vero “innovative mirror-image pop-up event”, un evento dedicato interamente ai trendsetter urbani, dove gli specchi, di differente grandezza, hanno dato un'immagine surreale del mondo sotterraneo.
Il 2020 è stato (anzi è) un anno sicuramente difficile sotto ogni punto di vista. Nonostante le difficoltà, abbiamo visto come il mercato del lusso in Cina abbia saputo resistere, specialmente grazie all’e-commerce. Secondo te, quale è il principale trend del commercio online del Dragone?
Sicuramente il livestreaming! Ad onor del vero Secoo ha iniziato ad esplorare questo settore nel giugno dell’anno scorso. Quindi possiamo dire che siamo ancora “giovani” quando parliamo di livestreaming. Tuttavia, la risposta del pubblico è stata importante. Soprattutto quest’anno. Durante il periodo più duro della pandemia abbiamo dovuto cambiare interamente il nostro modo di fare business, investendo nel livestreaming e, parallelamente, collaborando con alcuni importanti social media come Douyin. Sono sicura che questo trend sarà tutto in salita anche nel secondo semestre del 2020.
E per quanto riguarda la “social commerce”?
Senza dubbio è un trend da tenere sotto osservazione. In Cina, ma a dire la verità un pò ovunque nel mondo, abbiamo assistito alla rapida diffusione delle short video app. E questi social media hanno inaugurato il trend del “social-shopping”. Vedo qualcosa di interessante? Ora posso comprarlo con un click!
Rimanendo in tema, il COVID-19 ha sicuramente avuto un impatto non solo sulle aziende, ma anche sulle abitudini di consumo. Hai visto qualche cambiamento a riguardo nel mercato cinese?
Sicuramente qualcosa è cambiato. Quando parliamo di abitudini di acquisto, abbiamo assistito ad una esplosione dell’e-commerce. Non solo legata alla luxury industry o al normale fashion retail. In Cina, persino i piccoli negozi di quartiere, come frutterie o piccoli chioschi, vendono i loro prodotti online. Anche chi non utilizzava un cellulare, come i più anziani, adesso ne ha uno ed è pronto ad acquistare online. Lo stile di vita delle persone è sicuramente cambiato, non solo il modo di fare shopping.
In Cina ci sono molti appuntamenti e-commerce come il Singles Day o il 618. Eventi nemmeno paragonabili, per volume di affari, ai nostri Cyber Monday o Black Friday. Secoo vi partecipa attivamente?
Certo, anche noi abbiamo partecipato a questi appuntamenti ormai divenuti un must nel mondo digitale cinese dove, anno dopo anno, vengono macinati record di vendite. Tuttavia vorrei sottolineare che quest’anno anche Secoo avrà una propria iniziativa con un proprio shopping festival. L’appuntamento sarà il 17 dicembre e siamo tutti in attesa di vedere come il pubblico risponderà.
La mia ultima domanda riguarda l’intero panorama e-commerce cinese, qualche idea sugli sviluppi futuri?
Attualmente dobbiamo riconoscere che lo scenario pre-pandemia dell’industria del lusso era già caratterizzato da una estrema polarizzazione del digitale che vedeva la Cina crescere, anno dopo anno, come principale mercato per le aziende. Le aziende del settore del Fashion e del Luxury saranno da oggi ancor di più costrette a rivedere i loro posizionamenti per adattarsi alle crescenti necessità caratterizzate dall’attuale panorama. Sicuramente l’offline continuerà ad avere una parte fondamentale in termini di brand awareness e di conoscenza del prodotto da parte dei consumatori, ma l’e-commerce rafforzerà la sua posizione come main driver nelle vendite nel settore del lusso.
30 Gennaio 2024. Archiviato il 2023, lo Sport Italiano guarda al 2024. Su tutte le Olimpiadi di Parigi, le 33esime dell'era moderna, da venerdì 26 luglio. L'evento della Capitale Francese anticipa quello attesissimo, per il nostro Paese, di “Milano Cortina 2026”.
E, se queste sono le previsioni dello sport a livello internazionale, lo Sporting Club Monterosa Novara, ancora una volta annuncia una novità assoluta. Ad entrare in grande stile, come solo lui sa fare sulle passerelle del mondo, sarà il noto stilista Carlo Pignatelli che per questa stagione vestirà gli Allievi dell’Accademia di Equitazione del Monterosa.
Infatti, dopo essere stata una delle poche Scuola di Eccellenza di equitazione della F.I.S.E. in Piemonte, il “Monterosa” ha deciso di fare un upgrade significativo, inaugurando per il 2024 il progetto dell’Accademia Monterosa.
Dedicata a tutti quei praticanti dell’equitazione che non si accontentano e che vogliono fare un percorso sportivo di qualità, per partecipare ad eventi e gare ai massimi livelli nazionali e internazionali. Pioniere di questa iniziativa è la giovane Martina Guerra, giunta al Monterosa per un percorso di perfezionamento e che nel giro di qualche anno ha visto crescere le sue performance, arrivando a partecipare ai Campionati del Mondo di C.C.E. di Le Lyon d’Angers dell’ottobre scorso. Preceduta nel 2022 dal capitano della squadra: l’Assistente Capo della Polizia di Stato Federico Riso, qualificato per gli Europei young riders del 2024.
Gli Allievi dell’Accademia di Equitazione, quindi, potranno avvalersi di Istruttori qualificati e partecipare a stage tenuti in loco da Campioni Olimpici e specialisti di ogni disciplina: dressage, salto e completo, oltre a lezioni teoriche su mascalcia, veterinaria, cura del cavallo, nella nuovissima sala conferenze multimediale.
Ambiziosi gli obiettivi sportivi che l’Accademia si è posta con i suoi Atleti: la qualifica alle Olimpiadi Parigi 2024; partecipazione al Campionato del Mondo di completo “cavalli di 8 e 9 anni” di Blenheim; al Campionato del Mondo di completo “giovani cavalli” di 6 e 7 anni a le Lyon d’Angers; ai Campionati Europei di completo young riders; Campionati Italiani giovanili di completo e salto ostacoli; Campionati regionali giovanili di completo e salto ostacoli e Campionato e saggio delle scuole.
Il 2024 rilancia le iniziative presentate nelle precedenti stagioni con eventi che legano, in un indissolubile connubio, il mondo degli sport equestri con la partecipazione del grande pubblico.
Trench dipinti a mano, giacche da uomo over-size destrutturate, bomber con maniche in lana pesante e camicie Ralph Loren con cravatte usate come cinte a mo’ di scalda cuore; questi sono alcuni capi del brand Y-I, fondato nel 2017 da Yekaterina Ivankova.
La designer nata in Kazakhistan, si è trasferita in Italia nel 2000 e dopo il diploma si è iscritta al corso di Fashion Design presso Polimoda di Firenze nel 2013.
Da sempre la sua più grande passione è l’Asia centrale, la sua cultura, i suoi profumi e i tessuti fatti a mano sono di grande ispirazione per lei; infatti è proprio da un viaggio in Asia, per conoscere la seta, che nasce la sua prima collezione.
La sostenibilità fa parte del brand, infatti, nelle sue collezioni sono presenti capi “reworked”, ovvero rielaborati, cambiandone la forma e i volumi partendo dai carta modelli. La collezione, che ha sfilato a gennaio all’evento Alta Roma ed esposta in uno stand a Show Case, è stata ispirata da un viaggio nel suo luogo di nascita, il Kazakhistan dei fine anni ’90.
I tranch e le giacche di jeans molto usati in quel periodo, cambiano la loro struttura e i volumi. Tutta la collezione è interamente realizzata con capi vintage originali, rielaborati.
«Con i capi presenti negli stock di tutto il mondo si potrebbe vestire l’intera popolazione mondiale per più di 50 anni» afferma la designer in un’intervista.
Gli stock sono articoli invenduti da diverso tempo o per la tendenza che li vede superati o per il prezzo troppo alto. Questi capi nuovi e mai indossati, per fortuna, sono in grado di accendere la creatività di designer che guardano alla sostenibilità del nostro pianeta.
Le loro creazioni infatti ci fanno capire e ci dimostrano che tutto può diventare “moda”, se visto con gli occhi giusti, ovvero quegli occhi che non badano solo alla bellezza o a ciò che va di tendenza, ma guardano a cosa potrebbe diventare quel capo rimasto invenduto e renderlo unico aiutando, in piccola parte, anche il nostro pianeta.
Con le sue mani crea arte e dolcezza. Katia Malizia, artista internazionale nel capo dei cake designer, inizia la sua carriera nella sugar art nel 2010, conquistando ori e premi in svariati Campionati sia Italiani che internazionali. Successivamente diventa docente e giudice nel mondo del cake design, raccogliendo numerosi riconoscimenti.
Katia è una donna creativa, professionale e vulcanica, con un’energia positiva che trasmette e tiene unite le sue associate con un vero senso di leadership. Una donna che conquista, giorno dopo giorno, i numerosi follower sui social e non solo. Come lei stessa sostiene: “La manualità ci dà la possibilità di realizzare un'idea, ma solo la passione e l'amore la trasformano in una opera d'arte”.
Già giudice internazionale ai Campionati di cucina IFSA Africa Fiera del Food a Tunisi, arriva sugli schermi TV con il programma ALICE TV e numerose interviste al TG2 Costume e Società, insieme ad articoli su riviste di settore e di gossip.
Dopo aver realizzato la monumentale torta per il programma Miss Italia, che viene pubblicata su svariate testate, inizia a realizzare torte scenografiche e personalizzate per personaggi dello sport, del cinema, della tv, oltre che per aziende automobilistiche e di moda. Ha anche realizzato il dolce simbolo del premio Facce da Spot, consegnato a 22 tra i più importanti attori italiani.
Katia Malizia ha ricevuto anche importanti riconoscimenti come Chef del Cinema, Eccellenza Italiana al Campidoglio, onorificenze dall’Accademia AISS, da Università, dall’Ordine Cavalleresco D’Este, oltre che il Premio Donna nell’Arte e Premio Ispirazione Donna.
Negli ultimi periodi ha anche iniziato un nuovo progetto come organizzatrice di eventi e fiere, aprendo la Federazione FIEEA (Federation International Excellences Edible Art), di cui è Presidente, e realizzando eventi dedicati al cake design, tra cui i Campionati Italiani di Cake Design singoli al Sigep Rimini e a squadre a Roma Salone delle Colonne. Ha anche ideato diversi format tra cui il Premio migliori dolci regionali Italiani, che l’ha portata in un viaggio nello stivale per dare visibilità ai dolci della tradizione delle regioni italiani ed ai migliori pasticceri. È ideatrice della Wedding Cake Competition in Crociera MSC, giunta alla sua sesta edizione: un evento lussuoso e di successo nel mondo del cake design.
Sempre presente anche nel sociale, collabora con varie associazioni e onlus.
Una donna poliedrica, un vero fenomeno della natura. Lei è Gloria Aura Bortolini, regista, fotografa, autrice, ma soprattutto giornalista. Trevisana doc, è divenuta famosa in Italia per essere stata invita di molte trasmissioni tv, dopo aver girato il mondo. Attualmente è impegnata su Rai 1 nel programma “Camper in Viaggio”, dove gira la Penisola per raccontare tante delle nostre più celebri città.
Conclusa la stagione di “Top - Tutto ciò che fa tendenza” su Rai2, per lei è cominciata la nuova avventura di “Camper in viaggio” su Rai1. Emozionata?
Emozionatissima! Nella scorsa edizione di Camper ho raccontato 65 borghi italiani, quest’anno invece esplorerò le città italiane, in particolare Torino, Firenze, Roma, Genova e Milano. Mi concentrerò sugli aspetti meno conosciuti e fuori dai soliti circuiti turistici, ma altrettanto belli e interessanti. Che poi è proprio il tipo di viaggio che piace a me, da esploratrice curiosa quale sono io.
Gloria Aura come ha iniziato la sua carriera da giornalista?
Dopo la mia laurea in economia e marketing, ho trascorso un anno sabbatico in Sud America dove ho conosciuto una reporter. Volevo un lavoro che mi facesse viaggiare e così per due anni ho vissuto in Brasile e in Argentina, realizzando reportages politico-economici per testate internazionali. Poi mi sono trasferita a Londra e ho iniziato a fare documentari, coniugando la mia passione per la fotografia ed il cinema del reale. Mi piace raccontare storie, stando dietro l’obiettivo come fotografa e regista, e in televisione come presentatrice e inviata.
Lei si è laureata in economia e si è specializzata come reporter di grandi testate intervistando politici e imprenditori. Che cosa l’ha portata poi a virare sul turismo, la natura e l’arte?
Il turismo è sempre stato il mio grande interesse, in particolare il turismo sostenibile su cui feci la mia tesi di laurea nel 2003, quando ancora non era “di moda”.
Poi ho sempre viaggiato tanto fin da piccola, ho fatto l’università in Francia e Spagna, ho lavorato per 10 anni all’estero, e quando ho avuto l’opportunità di tornare in Italia per lavorare con l’ufficio stampa della Biennale di Venezia e poi in Rai con il Kilimangiaro, ho iniziato un percorso che ancora oggi mi dà grandi soddisfazioni.
Nel suo passato ha fatto anche regia e si è orientata sui documentari, alcuni dei quali anche premiati in vari Festival. Si considera una donna creativa?
Sono creativa e poliedrica. Mi piace raccontare storie di vita non convenzionali, come nei miei documentari “Lei è mio marito” e “London afloat”. Ho fatto la regia anche di un cortometraggio “Out of the blue” e in alcuni film e serie, ho avuto delle parti come attrice e ho avuto l’onore di lavorare anche con il maestro Sorrentino nella serie The Young Pope. Citando il film “Jules et Jim” di Truffaut: l’avvenire è dei curiosi di professione.
A proposito di Festiva, lei ne ha creato uno: Edera Film Festival. Ce ne parli…
È un festival di cinema internazionale che ho creato nel 2018 a Treviso, mettendo insieme la mia passione per il cinema e per la mia città d’origine. Si rivolge a registi under 35 provenienti da tutto il mondo e insieme ai miei co-direttori artistici, Giuseppe Borrone e Sandro Fantoni abbiamo ospitato dei talenti emergenti che in questi anni hanno vinto premi importanti, persino l’Oscar… Ross White e Tom Berkeley, Carla Simón, i Fratelli D’Innocenzo, Francesco Sossai…
Oltre alla televisione, attualmente a cosa sta lavorando in campo cinematografico?
Una docuserie dal titolo “Ieri, oggi Carani” che racconta la storia del teatro Carani di Sassuolo e un documentario sulla pesca sostenibile a Genova “Elia, un racconto di mare e per il mare”.
In entrambe le opere, sono in video in veste di narratrice.
Il suo impegno si instrada anche verso un progetto solidale. Si parla di un podcast in collaborazione con una ONG. Cosa possiamo spoilerare a tal proposito?
È un podcast su una tematica che mi sta molto a cuore: i migranti di ritorno.
Sono stata in Marocco dove opera la Ong veronese Progettomondo, aiutando i migranti che tornano nel loro paese ad avviare una propria attività imprenditoriale.
Ho intervistato molte persone in varie parti del Marocco e racconterò le loro storie ed il mio viaggio in un podcast dal titolo “Road 4 change. Sur la route du Maroc”.
Non è il mio primo podcast, ne ho realizzato un altro a tema viaggio, sempre con Hypercast, dal titolo “Valtur presenta: Cervinia” e con l’Università Cà Foscari di Venezia ho curato il podcast “Parla con LEI” sulle donne nel mondo del lavoro.
«Immagini nitide che si sovrappongono a ricordi sfocati, colori che si attenuano e lineamenti che non hanno subìto il passare del tempo. […] tutto ciò che è superfluo viene cancellato: come nei ricordi, resta soltanto ciò che più ci ha segnato.» Con queste parole il designer fiorentino Niccolò Chiuppesi racconta l’essenza del suo brand, BENNU, nato nel 2021 con un’intenzione precisa: recuperare dal passato per proteggere il futuro.
L'obbiettivo del marchio è infatti quello di ricercare e recuperare capi vintage da magazzini o stock invenduti, reinterpretandoli e dandogli nuova vita attraverso nuovi racconti. Ai capi recuperati si aggiunge una parte di accessori e bottoni provenienti da campionari che vanno dagli anni ’30 agli anni ’60. Tutte le lavorazioni sono realizzate a mano all’interno di laboratori sartoriali fiorentini.
La nuova vita che viene concessa a questi pezzi non fa altro che sottolineare la ciclicità su cui si basa l’identità del brand, ribadita sottilmente dal nome stesso: il nome BENNU infatti deriva dalla mitologia egizia, e fa riferimento ad un uccello mitologico, simbolo della nascita e della risurrezione dopo la morte, quindi, dell'eternità della vita.
In occasione di AltaRoma, BENNU ha presentato la sua prima collezione vera e propria, intitolata “La Vita Amara”, il cui nome anticipa il riferimento a “La Vita Agra”, romanzo di Luciano Bianciardi interpretato dal designer come un grido di protesta al consumismo sfrenato della società contemporanea.
Oltre all’opera di Bianciardi, il concept alla base della collezione è fortemente influenzato dal lavoro di Boccaccio prima e Pasolini poi sul Decameron, raccontato come un desiderio di evadere dalla realtà post pandemica o, nel caso del Decameron, durante una pandemia, per avere la possibilità di dedicarsi alla ricerca di un mondo nuovo, lontano dalle imposizioni sociali.
La collezione sembra provenire da un armadio d’altri tempi, dove capi di maglieria, colori tenui, pattern classici e grandi colletti bianchi si uniscono e mescolano, e grazie all’intuizione del designer danno vita ad un lavoro attento, delicato ed estremamente contemporaneo.
Cucite sui capi, inoltre, si trovano tre frasi ricorrenti che hanno rappresentato e rappresentano il modo di vivere del designer, come dei suggerimenti che l’hanno guidato nella vita, ma anche durante la creazione del progetto:
“Teatrale vitale”, tratto da “Ecce Bombo”, film di Nanni Moretti, che vuole esprimere un nuovo modo di affrontare la vita, contrapponendosi ad una tristezza profonda; “Estetica anestetica”, un verso tratto dalla canzone “I Provinciali” dei Baustelle, che ha segnato il suo trascorso; e infine “Backstage”, una parola che associa fortemente al concetto del ricordo, utilizzata per indicare quei momenti in cui ha avuto la sensazione di stare vivendo come dietro le quinte del suo stesso futuro.
La tematica del ricordo è fondamentale, e viene ricreata all’interno della collezione anche attraverso la presenza sui capi di fotografie analogiche, frutto di collaborazioni con fotografi e fotografe che condividono la visione del brand.
Il progetto vuole essere come un inno alla vita, una vita che sia libera dal consumismo come costrizione sociale, e dal desiderio di conformarsi per essere accettati come parte della società.
Oltre a “La Vita Amara”, BENNU manda avanti il progetto “One-of-a-Kind”, una linea di pezzi unici rilasciata a cadenza mensile, anche essi frutto della rielaborazione di capi recuperati.
Prima dell’esperienza ad AltaRoma, durante il 2022 il brand è stato ospite alla Milano Fashion Week, dove è stato selezionato da Camera Nazionale della Moda Italiana come Designer for the Planet, e a Firenze, in occasione dell’edizione 102 di Pitti Uomo, dove ha partecipato per la sezione S/Style - Sustainable Style, un’area dedicata a designer che applicano alla loro creatività una filosofia sostenibile e responsabile.
Per il futuro BENNU si promette di continuare a raccontare la sua filosofia dello slow living e i suoi valori, cercando di raggiungere con la sua cura e gentilezza un pubblico sempre più ampio con cui condividere questo percorso, rimanendo sempre fedele a sé stesso.
Presentata al Pantheon di Roma Oculus-Spei, l’installazione multimediale interattiva dell’artista Annalaura di Luggo con il patrocinio morale del Giubileo e del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministero della Giustizia.
L’appuntamento coincide con la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità nei Musei. L’iniziativa è promossa da Pantheon e Castel Sant'Angelo - Direzione Musei nazionali della città di Roma con il coordinamento scientifico di Gabriella Musto e la curatela di Ivan D’Alberto, teorico e storico dell’arte contemporanea.
L’intervento installativo prende spunto dall’affermazione «Spes non confundit» ovvero «La speranza non delude» che apre la bolla papale del Giubileo del 2025.
Annalaura di Luggo costruisce intorno a questa dichiarazione la sua proposta espositiva dove la rappresentazione visiva del fascio di luce dell’Oculus del Pantheon diventa la chiave per aprire 5 Porte Sante ideali. Il pubblico, invitato a bussare concretamente a queste Porte, è traghettato in un’altra dimensione, e ad affiancarlo in questo viaggio sono persone con disabilità che accompagnano l’osservatore in un “pellegrinaggio di speranza”. Questi moderni Virgilio, illuminati e trasfigurati dalla Luce, aprono uno “sguardo inedito” sulla bellezza interiore.
Oculus-Spei è, infatti, un invito a compiere un percorso spirituale e culturale attraverso la scoperta dei quattro angoli del mondo simbolicamente rappresentati dalle quattro vele che compongono il logo del Giubileo. Il viaggio culmina in una quinta porta, quella del Carcere di Rebibbia che Papa Francesco ha scelto come Porta Santa aggiuntiva del Giubileo. Qui il fruitore è messo di fronte a sé stesso grazie a un sistema di telecamere gesture recognition in tempo reale: uno spazio trasformativo dove, ancora una volta, è la luce ad attivare una riflessione profonda sulla nostra condizione di esseri umani.
Il viaggio tra le Porte Sante diventa così una metafora di una spiritualità universale nel segno di un impegno per le pari dignità di tutti, nell’ottica di una solidarietà espressa attraverso il linguaggio dell’arte, perché come ha dichiarato il pittore tedesco Gerhard Richter: «L’Arte è una forma di speranza». L’affermazione di Richter trova una perfetta aderenza nel lavoro di Annalaura di Luggo poiché interventi come quello pensato per Il Pantheon rappresenta una vera e propria forma di resistenza ai progressivi processi di omologazione della società contemporanea sempre più ammaliata da luoghi comuni.
Oculus-Spei è una lente d’ingrandimento sul valore dell’Arte intesa sia come “sguardo” critico dissolvente che con lucidità disvela le molteplici contraddizioni del reale e sia come “sguardo” rinnovato che può aprirci la vista (interiore) a possibili orizzonti. Annalaura di Luggo ci spinge ad una visione analitica dei temi trattati non negando mai la matrice cristiana del suo lavoro, ma ben consapevole quanto l’Arte, nel senso laico del termine, sia capace di andare oltre quel conformismo dilagante che seduce costantemente il nostro presente. Le cinque “porte” che contaminano lo spazio diventano forme enigmatiche in grado di suscitare l’immaginario degli astanti; sono totem arcaici che con il loro disvelamento offrono una rivelazione epifanica. Ed è la “forza generatrice” dell’Arte a materializzare sulla superficie del monolite un deus ex machina pronto ad accompagnare l’uomo verso un percorso di conoscenza.
Solo così l’Arte diventa davvero una forma di speranza.
La mostra è stata realizzata anche con il contributo di Pictet Asset Management una società di gestione patrimoniale indipendente che lavora sinergicamente con il gruppo intesa Sanpaolo
Dal 4 dicembre l’installazione sarà visibile durante i consueti orari di visita del Pantheon, previo acquisto del biglietto di ingresso. Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e per prenotare la propria visita: www.museiitaliani.it/musei
Biografia
Annalaura di Luggo (1970) è nata a Napoli dove vive e lavora. Il suo percorso si muove prevalentemente tra ricerca multimediale, fotografia, video e regia. Le sue opere e le sue installazioni sono realizzate attraverso la fusione di tecnologia e manualità e dialogano con il fruitore che è spesso protagonista dell’azione. Questo è portato a riflettere su questioni sociali e ambientali. Annalaura di Luggo ha affrontato temi come i diritti umani (“Never Give Up”, Carcere Minorile di Nisida; “Human Rights Vision” per la Fondazione Kennedy di New York), la cecità (“Blind Vision” presentato alle Nazioni Unite ed al Consolato Italiano di New York), il mondo animale (“Sea Visions / 7 punti di vista”), la natura e la biodiversità (“Genesis” per la 58ma. Biennale di Venezia). Il progetto, denominato Napoli Eden, con l’utilizzo di alluminio riciclato per la costruzione di quattro grandi installazioni pubbliche site-specific ha incoraggiato il dibattito sulla sostenibilità nel capoluogo campano, ispirando la realizzazione del docu-film “Napoli Eden”, diretto da Bruno Colella, che ne racconta il processo creativo. “Napoli Eden” si è qualificato alle nominations agli Oscar 2021 per la categoria Best Documentary Feature. L’alluminio riciclato e la monumentalità sono presenti anche nell’intervento installativo in “Collòculi > We Are Art”, una grande iride scultorea capace di trasmettere contenuti multimediali ed immersivi. Il lavoro è stato presentato in anteprima presso la Fondazione Banco Napoli del capoluogo campano e al Museo Archeologico Nazionale di Napoli | MANN. Le fasi di realizzazione di Collòculi sono il focus del documentario “We Are Art Through the Eyes of Annalaura”, diretto dalla stessa artista, la cui narrazione oscilla tra video arte e cinema sperimentale. Il documentario si è qualificato per la “Consideration” agli Oscar 2023, nella categoria Best Documentary Feature e Best Song. Vasta la sua bibliografia, con interventi dei maggiori critici d’arte e personalità internazionali del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Paul Laster, Stephen Knudsen, Rajsa Clavijo, Timothy Hardfield, Paco Barragán, Stefano Biolchini, Hap Erstein, Francesco Gallo, Irene Galuppo, Aldo Gerbino, Giulia Gueci, Marcello Palminteri, Demetrio Paparoni, Gabriele Perretta, Antonello Tolve, Vincenzo Trione, Andrea Viliani. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Tra le mostre personali più recenti si ricordano: “Multum animo vidit” presso il PAN-Palazzo delle Arti, Napoli; “Oscurità e sommersione”, presso il Complesso Monumentale dello Steri a Palermo; “Collòculi / Intro-Spectio”, Museo Nazionale Romano-Terme di Diocleziano; Collòculi @Pompeii, Parco Archeologico di Pompei. Il suo lavoro è trattato da numerose gallerie in Italia e all’estero, ed in particolare da JUS Museum / Arti Contemporanee (Napoli) che promuove le sue opere attraverso mostre pubbliche e private e nelle principali fiere d’arte. Ha realizzato installazioni permanenti (Museo dell’Istituto P. Colosimo di Napoli, Museo del Carcere di Nisida), temporanee ed interattive (Nazioni Unite, New York; MANN Museo Archeologico Nazionale, Napoli; Fondazione Banco Napoli, Napoli e Chieti; Salone Nautico Internazionale, Genova; Museo Nazionale Romano-Terme di Diocleziano, Roma: Parco Archeologico di Pompei, etc.) volte a modificare la percezione dello spazio e le coordinate visive del reale.
E’ marchigiano, il vincitore del concorso nazionale di bellezza maschile “Il + Bello D’Italia”. Alessandro Verdolini, 28 anni, occhi azzurri, fisico atletico, alto 1.87 cm è riuscito a salire sul podio più alto della celebre manifestazione organizzata da Silvio Fasano e ideata nel 1979 da lui e dal fratello Antonio Fasano. Con il supporto dell’artista torinese Rudy Valli. “Il + Bello D’Italia” è tornato dopo 27 ad Alassio, la località ligure che lo aveva tenuto a battesimo negli anni 70, riscuotendo un indubbio successo di pubblico.
Alessandro Verdolini, di professione Dj, laureato in scienze della comunicazione, non è nuovissimo al palcoscenico. Nel 2021 infatti ha preso parte alla trasmissione televisiva “Uomini e Donne” su Canale 5 nel ruolo di corteggiatore e nel 2022 è stato il protagonista maschile del videoclip “Bottiglie D’Assenzio” dei rapper romani China e Alexx La Bay. Oltre che brand ambassador della linea di costumi Cool Factory.
La giuria non ha avuto dubbi: è lui nuovo “re” d’Italia, con scettro e corona che negli anni erano stati indossati anche da personaggi della tv e dello spettacolo e del cinema oggi molto famosi come Gabriel Garko, Beppe Convertini, Ettore Bassi, Raffaello Balzo. Va ricordato che la passerella de “Il + Bello D’Italia” è stata anche calcata da tanti altri volti celebri: da Paolo Conticini, a Luca Canonico, a Giorgio Mastrotta, a Valerio Zelli (componente musicale del gruppo O.R.O.), ad Enrico Mutti e così via.
Le altre fasce sono: “Il + Bello per la Fotogenia” è Antonio Amodeo, anni 19 di Anguillara (Roma), “Il + Bello per il Cinema” è Riccardo Mulas, anni 23 di Valenza (Alessandria), “Il + Bello per la Tv” è Mario Praticò, 31 anni di Crotone, “Il + Bello per la Moda” è Jonathan Panzeri, anni 19 di Bergamo, “Il + Bello per lo Sport” è Stefano Berton, anni 30 di Torino, “Il Talento + Bello D’Italia” Premio Speciale Antonio Fasano è Francesco Giugno, anni 18 di Palo Del Colle (Bari), “L’uomo Ideale D’Italia” è Nicolò Di Tullio, 28 anni di Genova.
La serata finale, svoltasi in piazza dei Partigiani di Alassio, è stata presentata dalla giornalista televisiva Rai, Cristina Carbotti, affiancata dalla collega Renata Cantamessa la nota "Fata Zucchina" giornalista e divulgatrice agroalimentare.
La Giuria tutta al femminile era composta da: la medium Teodora Stefanova (Presidente), Miss Inverno Arianna Caputo, Miss Muretto 2012 Beatrice Bertolino, l'Air Stylist Giorgia Fontanetta, la Consigliera Comunale di Alassio Cinzia Salerno, l'Avv. Margherita Gallo e Isabella Saladino Miss Senza Trucco.
Sul palco, vip come il giornalista ed esperto di cucina Edoardo Raspelli, il comico di fama nazionale Marco Carena, volti televisivi come Simone Sfriso (Simon) e Neiva.